“Eppur si muove”. Siamo sempre al centro del movimento di qualcosa o di qualcuno. Talvolta osserviamo, giudichiamo, consigliamo, analizziamo; ci sentiamo dotti ed esperti e poi inciampiamo in una stringa slacciata e finiamo lunghi a terra.
Proviamo allora a vivere il “nostro” movimento, la cultura del corpo in libertà, la percezione dell’equilibrio, la sensazione di stabilità, magari riscopriremo una nuova persona che ha preferito vivere guardando dalla finestra anzichè apprezzare gli arredi e la struttura di casa propria.
Esempio assurdo? Forse sì, ma mi piace sperimentare, ricercare, migliorare la percezione di ben-essere della persona. Prima mi conosco e solo in un secondo tempo potrò dedicarmi alla cultura del movimento come strutturazione di apprendimento.
Lo studio della cinesiologia parte dalla consapevolezza della preziosa biomacchina pensante che i nostri genitori ci hanno regalato. Certo è che paragonare il corpo ad una biomacchina pensante è cosa triste e riduttiva… se qualcuno si è scandalizzato o non ha gradito questa definizione, bé, siamo a buon punto!
In queste pagine proverò a illustrare il mio punto di vista del movimento e sarei grato se anche i miei studenti volessero partecipare con spunti critici. L’esperimento l’ho già proposto negli scorsi anni a lezione e ho trovato alcuni studenti pronti ad accettare l’approfondimento “fuori dalle consuetudini”. Purtroppo tanti non riescono ancora a distinguere una tabella di esercizi dal movimento della Persona. Non è la stessa cosa.
Ci interroghiamo? Ci chiediamo quale altra invenzione di parole sta per piovere sul movimento? Dove vanno a finire i “principi” della ginnastica? Gli esercizi delle tabelle (famose e famigerate) sono pure invenzioni?
Tanti dubbi.
É il momento di cominciare a reinventare l’approccio al movimento e rivedere la programmazione dell’attività motoria.