Eh sì, perché la prima forma di apprendimento é basata sul ciclo di esperienze motorie che il neonato elabora e affronta già nei primi istanti di vita. Alcuni mi chiedono: “Ma quando inizia la motricità di relazione” (magari riferendosi a quanto scriveva Lapierre intorno al 1973). La “motricità di relazione” inizia ancor prima di venire al mondo! Chi ha avuto la fortuna di essere papà (o mamma) ha potuto constatare con sorpresa e stupore come il bimbo reagisca con il movimento agli stimoli sonori e tattili ancora all’interno del grembo materno. É un’esperienza di eccezionale “motricità di relazione”!
Poi diventiamo grandi, facciamo cose da grandi e iniziamo a rinnegare la spontaneità del movimento “gratuito”. Gratuito solo perché partecipa e sottolinea un’emozione, uno stato d’animo una “relazione”. Dimentichiamo che per far capire il concetto determinante della relazione educativa papà-figlio non servono mille concettualizzazioni e parole complesse, ma é una carezza a trasmettere una mole incredibilmente elevata di dati. Altro che connessione a 12 Mbit!
Nel rapporto educativo globale non posso certo accarezzare tutti, ma posso comunque trasmettere un’onestà di rapporto con il linguaggio del corpo, con il mio modo di propormi, con il supporto gestuale alle parole pronunciate… ma devo, prima di tutto, essere onesto con me stesso.
L’esperienza motoria fornisce la base consapevole dell’apprendimento perchè forma e struttura la conoscenza delle proprie risorse, permette di oggettivare i propri limiti, prendere coscienza delle difficoltà e costituire nuovamente il punto di partenza per un nuovo apprendimento più consapevole. Si genera così un feedback ricorsivo che si aggiorna continuamente perché parte dall’esperienza pratica e attraverso questa di aggiorna continuamente in un ciclo continuo.
É in questo senso che intendo la ricchezza di molteplici attività motorie proposte in giovane età. Una sola attività protratta a lungo genera automatismi sicuramente utili all’incremento di quella sola abilità motoria, ma ostacola sia lo sviluppo delle abilità globali della Persona, sia l’equilibrio e le sinergie osteo-articolari. Esagerato? Proviamo a far eseguire un piegamento sugli arti inferiori ad un ragazzino di 12 anni che ha praticato calcio dall’età di 6-7 anni (è una situazione comune nella scuola media) scopriremo come la maggior parte non raggiunge il piegamento completo e non riesce a raggiungere i talloni con i glutei. E vabbé? Magari non sembra importante, ma il movimento rimane bloccato sia dal trofismo del quadricipite femorale sia dalla scarsa elasticità dei muscoli ischio-crurali, ciò determina un blocco articolare sul movimento di traslazione del ginocchio…poi mi fermo perchè questo movimento apparentemente banale ha interessanti risvolti biomeccanici e varrebbe la pena di approfondire in altra sede.
Proviamo a promuovere una cultura totale del movimento per consentire l’acquisizione di una serena coscienza di sé e un progresso indispensabile nell’approccio metodologico basato sul “muovendos’impara”.